Incontro il Vice Presidente Vicario di Confindustria genovese, professor Francesco Berti Riboli (è anche presidente della sezione Sanità degli industriali). Da due mesi circa è stato elette a fianco del presidente Calvini. Ma da dieci anni è in Confindustria, dunque una lunga esperienza.
- Ma qual è stata la prima impressione con questo incarico?
“Un incarico faticoso - risponde il professore - io dovrei essere un po’ lo scudo del presidente. Compiti di mediazione all’interno della struttura.
- Questa mediazione è difficile?
“Devo dire non è facile, c’è un po’ la tesi del “tutti contro tutti” per cui riuscire a coordinare riesce difficile. Bisogna riportare un equilibrio fra i settori. Abbiamo da gestire 21 sezioni”.
- Questi associati come si comportano?
“Certamente ognuno ha i suoi problemi: obiettivo è armonizzare le varie esigenze. E non è facile”.
- Quali sono le priorità, oggi nell’azione di Confindustria?
“Intanto l’associazione ha dentro di sé una potenzialità straordinaria: gestendo, come dicevo, 201 sezioni abbiamo la possibilità di fotografare la realtà cittadina in ogni settore…”
- Le aree più difficili…
“Il porto, ad esempi, che sta soffrendo. Mancanza di futuro per le infrastrutture, molta sfiducia generalizzata, vera e percepita”.
- Come sono i rapporti con le Istituzioni?
“Rapporti difficili, delicati. Non tutti hanno il senso della realtà che li circonda”.
- Lei Professore, è un esperto della Sanità. Come va?
“Non parliamone: c’è una non conoscenza dei problemi. I nostri governanti tergiversano sempre, non prendono mai una forte decisione. Le nostre Istituzioni fanno una politica vecchia. Bisognerebbe svecchiare le antiche teorie. Ma pochi capiscono”.
- Nella nuova Confindustria ci sono molti giovani: può essere un dato confortante?
“Certamente sì. Se pensiamo che Calvini e Merlo, per fare due nomi di vertice, fanno ottant’anni in due…Però i giovani hanno bisogno di apporti, di contributi innovativi, di fiducia e di grinta. E non sempre ciò avviene”.
- E le donne? Ve ne sono diverse nei vari comitati.
“E’ un buon segno: penso alla Viziano, alla Fusco, alla Lauro. Ecco loro possono recuperare quella fiducia. Ma c’è da combattere.”
- Professore non è che si sia già stufato dell’incarico?
“No. Però, mi rendo conto che mentre nella mia attività le decisioni e le soluzioni si prendono con una certa rapidità, nel “pianeta industriali” è tutto più complicato. Comunque andiamo avanti, le basi e le potenzialità ci sono tutte, grinta e buon senso pratico dovrebbero permetterci di cogliere buoni risultati”.





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