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	<title>Commenti a: Gianni Pisani sta &#8220;sviluppando&#8221; Genova</title>
	<link>http://www.vittoriosirianni.it/2007/05/17/gianni-pisani-sta-sviluppando-genova/</link>
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	<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 16:01:02 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Massimo Sorlino</title>
		<link>http://www.vittoriosirianni.it/2007/05/17/gianni-pisani-sta-sviluppando-genova/#comment-69</link>
		<author>Massimo Sorlino</author>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 21:52:37 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.vittoriosirianni.it/2007/05/17/gianni-pisani-sta-sviluppando-genova/#comment-69</guid>
		<description>Il 24 maggio del 1993, il consiglio comunale di genova, condanna ad un triste destino l'area Rio Piane, una verde ed incontaminata perla che ospitava l'ultracentenaria Villa Camagna, edificio storico menzionato nel libro "Ville del genovesato", ubicata in via alla stazione di San Quirico.
Viene approvata una delibera che prevedeva l'ennesima colata di cemento con la costruzione di tre grandi capannoni e quindi l'abbattimento della villa, in barba alla legge Bottai emanata per tutelare gli edifici storici ultracentenari come la "nostra" villa Camagna.
I proponenti il progetto, riescono a costruire un solo capannone, rimasto vuoto per lungo tempo fino a quando il comune non decide di comprare l'area, ultimando così l'edificio il quale sarà adibito a mercato dei fiori, una struttura, già operante alla foce, nell'area della fiera, ma sfrattata da quest'ultima per liberare spazi a favore degli operatori del salone nautico, una manifestazione che dura solo due settimane.
Bisogna ricordare che il comune di Genova, prima di approvare la cementificazione, ha rifiutato la proposta dei paladini del verde, strenui oppositori dello scellerato progetto, di acquistare l'area Rio Piane e porla sotto tutela, un'azione che avrebbe permesso alla cittadinanza di godere, forse, dell'unico polmone verde della val Polcevera. 
Il 4 ottobre del 2005, la speranza di non dover assistere ad un ulterore violenza sull'ultimo fazzoletto di terra ancora vergine, dell'area Rio Piane, viene turbata dalla conferenza dei servizi, che, contavvenendo a quanto dichiarato dal sindaco di centro sinistra Pericu, "mai più costruzioni in collina", approva la realizzazione di un altro capannone.
Proprio il capannone del quale ha parlato nella sua intervista l'esponente della Sviluppo Genova, una struttura ormai quasi ultimata, esteticamente brutta, che ha comportato lo sbancamento della collina e quindi l'abbattimento della splendida casa colonica, nella quale fino ai primi anni novanta, viveva una famiglia di contadini che con tanto amore e dedizione curavano il pezzo di terra affidatogli dai vecchi proprietari.
Un edificio che male si inserisce in un ambiente come questo da sempre agricolo, che ha comportato la svalutazione economica  delle case dei confinanti e la perdita del magnifico panorama, costituito dalla verde collina sanquirichese.
Purtroppo a causa della reticenza degli esponenti della circoscrizione polceverasca, ora municipio, alla quale ci eravamo rivolti per avere informazioni inerenti la costruzione di un nuovo edificio artigianale, non ci ha permesso di partecipare al dibattito che solitamente precede l'approvazione di importanti progetti.
Massimo Sorlino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 maggio del 1993, il consiglio comunale di genova, condanna ad un triste destino l&#8217;area Rio Piane, una verde ed incontaminata perla che ospitava l&#8217;ultracentenaria Villa Camagna, edificio storico menzionato nel libro &#8220;Ville del genovesato&#8221;, ubicata in via alla stazione di San Quirico.<br />
Viene approvata una delibera che prevedeva l&#8217;ennesima colata di cemento con la costruzione di tre grandi capannoni e quindi l&#8217;abbattimento della villa, in barba alla legge Bottai emanata per tutelare gli edifici storici ultracentenari come la &#8220;nostra&#8221; villa Camagna.<br />
I proponenti il progetto, riescono a costruire un solo capannone, rimasto vuoto per lungo tempo fino a quando il comune non decide di comprare l&#8217;area, ultimando così l&#8217;edificio il quale sarà adibito a mercato dei fiori, una struttura, già operante alla foce, nell&#8217;area della fiera, ma sfrattata da quest&#8217;ultima per liberare spazi a favore degli operatori del salone nautico, una manifestazione che dura solo due settimane.<br />
Bisogna ricordare che il comune di Genova, prima di approvare la cementificazione, ha rifiutato la proposta dei paladini del verde, strenui oppositori dello scellerato progetto, di acquistare l&#8217;area Rio Piane e porla sotto tutela, un&#8217;azione che avrebbe permesso alla cittadinanza di godere, forse, dell&#8217;unico polmone verde della val Polcevera.<br />
Il 4 ottobre del 2005, la speranza di non dover assistere ad un ulterore violenza sull&#8217;ultimo fazzoletto di terra ancora vergine, dell&#8217;area Rio Piane, viene turbata dalla conferenza dei servizi, che, contavvenendo a quanto dichiarato dal sindaco di centro sinistra Pericu, &#8220;mai più costruzioni in collina&#8221;, approva la realizzazione di un altro capannone.<br />
Proprio il capannone del quale ha parlato nella sua intervista l&#8217;esponente della Sviluppo Genova, una struttura ormai quasi ultimata, esteticamente brutta, che ha comportato lo sbancamento della collina e quindi l&#8217;abbattimento della splendida casa colonica, nella quale fino ai primi anni novanta, viveva una famiglia di contadini che con tanto amore e dedizione curavano il pezzo di terra affidatogli dai vecchi proprietari.<br />
Un edificio che male si inserisce in un ambiente come questo da sempre agricolo, che ha comportato la svalutazione economica  delle case dei confinanti e la perdita del magnifico panorama, costituito dalla verde collina sanquirichese.<br />
Purtroppo a causa della reticenza degli esponenti della circoscrizione polceverasca, ora municipio, alla quale ci eravamo rivolti per avere informazioni inerenti la costruzione di un nuovo edificio artigianale, non ci ha permesso di partecipare al dibattito che solitamente precede l&#8217;approvazione di importanti progetti.<br />
Massimo Sorlino</p>
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