I genovesi sono “peccatori”?

Come molti (spero tantissimi) sapranno, tengo due rubriche di attualità su Primocanale: la prima è “Peccati”, in onda tutti i venerdì sera alle 21, programma che spazia appunto sui “peccati” dei genovesi (e sapeste quanti sono: siamo orm ai alla trentesima puntata) e dove, nella mia “intervista infernale”, tanti amici accettano, con grande spirito e ironia di “mettersi a nudo” davanti alle telecamere; la seconda è “I miei primi settant’anni”, in onda al giovedì sera alle 23.

Mi farebbe piacere dialogare su questi temi, ampliandoli aldilà della trasmissione su argomenti che fanno parte del tessuto sociale della città.
I genovesi sono peccatori? E in che modo e in quale misura?

Circa i settantenni e oltre, ho scoperto che la loro generazione è ancora vivacissima, sono personaggi che hanno ancora tanto potere (e non lo mollano), che producono, dominano, guadagnano. Insomma, una vera e propria generazione. Che si sta scontrando con la generazione che sta alle loro spalle, quella dei 40/50enni, I quali hanno difficoltà, dicono, a inserirsi. Una generazione, quest’ultima, che I sociologi hanno definito, “non-generazione”, quella degli insoddisfatti.

Ma è proprio così?

5 Responses to “I genovesi sono “peccatori”?”


  1. 1 sandra

    ciao vittorio, benvenuto. l’idea di un blog che parli della città e dei suoi personaggi (molti saranno spaventati dalle tue conoscenze di gossip locale!), mi sembra davvero carina. a parte i miei migliori auguri, credo che i genovesi siano peccatori (nell’accezione moderna, ovviamente, ormai cos’è davvero un peccato?) eccome, soprattutto per vanità e presunzione, hanno poca autocritica e pensano sia sempre colpa di qualcun altro. La famosa discrezione di cui tutti parlano quando devono descrivere un genovese, è verissima, ma la discrezione spesso si trasforma in ipocrisia, ovvero nella formula, “pecco ma non mi metto in mostra”. Non so sia una forma migliore per peccare!
    Per quel che riguarda i settantenni diciamo la verità, è un pò vero, non si levano dal careghino nemmeno a pagarli (infatti quando vanno in pensione, rimangono lo stesso!). E la cosa che soprende è che i figli di costoro, non hanno mai le stesse capacità. Ma com’è possibile? Si tengono tutto per sé, non gli insegnano nulla? O forse, il fatto di avere la strada già segnata, fa impegnare meno, tanto c’è già tutto pronto? Bisognerebbe chiederlo ad uno di questi giovani, che si arrabbia quando la sua importanza deriva da ciò che per la città ha fatto il suo papà.
    Mi raccomando dacci qualche chicca delle tue!

    ciao e a presto

  2. 2 Mitì

    Che sono un po’ golosi te l’ho già detto ;-*

  3. 3 a.

    prendendo come riferimento i sette peccati capitali, si puo’ dire che in passato i genovesi abbiano peccato di superbia (mica per altro la citta’ prese il soprannome da li’…) e avarizia, che poi e’ piu’ una forte tensione di evitare lo spreco, una parsimonia derivata in primis dalla geografia della citta’ e dalle sue risorse.
    Oggi si pagano i mali comuni di altre grandi citta’, l’accidia e una sorta di chiusura verso il nuovo e il prossimo, che non dovrebbe esserci propria considerando le nostre tradizioni di citta’ di scambi internazionali.
    Per quanto riguarda la generazione dei 70enni e quella seguente, si fa presto a cadere nel trito discorso che la generazione seguente e’ peggio della nostra. Ma guardando i figli della non-generazione qualche fondo di verita’ non fatico a scorgerlo.
    (benvenuto nel mondo del blog…io ho iniziato a scribacchiare con una olivetti lettera 35 e sono figlio del mio tempo)

  4. 4 Vittorio

    Non essendo ancora un habituè di questo mondo dei blog, ogni volta che vedo un commenti mi emoziono! la mia amica Mitì parla di golosità… peccato che io conosco perfettamente! inoltre all’amico che ha iniziato a scrivere con la olivetti lettera 35, deve sapere che io i miei pezzi li scrivo ancora con la lettera 22!
    ciao e presto

  5. 5 Andrea

    Sono un genovese espatriato a Roma, città godereccia e tronfia del suo peccare indomito. Ho sempre trovato Genova incapace di godersi i propri peccati. E questo è un peccato di per sé.
    Nelle donne vuol dire atteggiamenti del tipo “te la do perchè insisti tanto, non perchè poi sia così interessata”, negli uomini gli atteggiamenti tipo “questa cosa che faccio - un affare, un favore, un gesto - è una porcata ma la faccio solo perchè sono stato costretto”

    Peccare è un piacere, peccato non goderselo
    Andrea

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